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Gli oggetti raccontano storie

Gli oggetti raccontano storie

Non tutto ciò che è vecchio è da buttare. Alcune cose hanno semplicemente bisogno di trovare un nuovo modo per raccontare la propria storia.

C’era una volta una cucina, non quella dei ristoranti stellati, né quella perfetta dei cataloghi di design. Una cucina vera, con le piastrelle un po’ sbeccate sopra il lavello, il tavolo segnato dagli anni e quel profumo di ragù della domenica che sembrava essersi fermato per sempre nelle pareti. 

Al centro c’era un tavolo di legno massello che aveva visto pranzi di Natale, compiti delle vacanze, torte preparate con le mani infarinate, discussioni familiari e silenzi complici. Aveva sorretto piatti, fotografie, vasi di fiori e gomiti appoggiati durante conversazioni che sembravano non finire mai. 

Con gli anni, le conversazioni man mano si fanno più sporadiche, lasciando infine spazio ai ricordi e ad un velo sottile di nostalgia, che ricopre tutto. 

Qualcuno, guardando quel tavolo ammaccato, pensa che sia ora di buttarlo via. Qualcun altro riconosce in quell’oggetto qualcosa che non svanisce sotto la superficie consumata: un’anima che custodisce tesori preziosi. 

Risate, voci, lacrime, confessioni, sono tutte li, nascoste nelle scalfiture, nelle tane detestate delle tarme: un dedalo di emozioni irripetibili. 

Paradossalmente, più un oggetto diventa vecchio, più si riempie di vita, e forse è proprio questa la differenza che dovremmo imparare a riconoscere.

Certo, questa regola così romantica non vale per qualsiasi suppellettile, vestito, mobile che abbiamo in casa; conservarli tutti non sarebbe più un atto di sensibile sostenibilità, ma un disturbo da tenere a bada… Trovare il giusto equilibrio può aiutarci a risparmiare, difendere l’ambiente e riscoprire quell’ aspetto nobile nascosto negli oggetti. 

La tovaglia che diventò qualcosa di nuovo

In fondo ad un cassetto può esserci una vecchia tovaglia.

Quella delle feste, magari. Quella con la macchia che non è più venuta via ed un piccolo strappo sul bordo. Per anni è stata stesa sul tavolo durante i pranzi importanti, poi è arrivato il momento in cui nessuno ha più voluto usarla.

Ma il tessuto è ancora lì, e può diventare altro.

Un sacchetto per il pane, dei tovaglioli, dei piccoli cuscini, una borsa per la spesa. Oppure, può essere semplicemente tagliato per recuperare le parti ancora integre e trasformarle in qualcosa che continuerà a vivere nella stessa casa, raccontando storie. 

É così che un oggetto continua a vivere: non rimanendo identico, ma continuando ad avere qualcosa da narrare.

La valigia che tornò a viaggiare

Vogliamo parlare delle vecchie valigie? Quelle di cuoio, con gli angoli rinforzati, le serrature che ormai fanno fatica ad aprirsi e le etichette sbiadite degli alberghi incollate sulla superficie.

Potrebbero stare in soffitta per altri vent’anni, oppure tornare a viaggiare – non destinazione discarica, ma in casa con un utilizzo diverso. 

Uno vecchio bagaglio, così come un baule, possono diventare un comodino, un piccolo mobile contenitore, una mensola insolita. 

In questo modo, stiamo dando un futuro a un ricordo, ma non solo.

Vi siete mai soffermati a guardare quelle immagini di arredamento da effetto wow? Molto spesso, contengono oggetti che abbiamo anche noi in casa – o in soffitta – ma che non ci siamo mai presi la briga di restaurare o valorizzare. Così magari li buttiamo via, affidandoci a marchi di mobilio ed accessori usa e getta, che simulano un gusto inesistente.

Il barattolo della marmellata

E poi ci sono le storie piccole, quelle che stanno dentro un barattolo di vetro.

Il vasetto della marmellata fatta in casa, magari con un’etichetta scritta a mano. Una volta vuoto, potrebbe finire semplicemente nella raccolta del vetro, oppure può essere lavato, liberato dall’etichetta e riempito di bottoni, spezie, semi, biscotti o piccoli oggetti che finalmente trovano un posto.

Non è una grande trasformazione, ma è proprio questo il bello, perché il riuso non deve necessariamente essere spettacolare. A volte significa soltanto evitare che qualcosa diventi rifiuto quando può ancora essere utile.

Il valore che non si vede

Viviamo in un’epoca in cui siamo abituati a sostituire molto prima che qualcosa sia davvero finito. Un oggetto si rovina, si rompe, passa di moda o semplicemente smette di piacerci e la soluzione più semplice sembra sempre la stessa: comprarne uno nuovo.

Ogni oggetto che acquistiamo porta con sé materie prime, energia, trasporti, lavoro. Quando lo buttiamo troppo presto, non perdiamo soltanto una cosa: perdiamo tutto ciò che è servito per farla arrivare fino a noi.

Riutilizzare significa rallentare, fermarsi un momento prima di buttare.

Guardare un vecchio mobile, una valigia, un tessuto o un contenitore e domandarsi: È davvero arrivato alla fine? A volte la risposta è no.

Il recupero comincia prima del cassonetto

Nella Repubblica di San Marino, dove il territorio è contenuto ma la storia è radicata, questa attenzione assume un significato ancora più concreto.

Prendersi cura di ciò che abbiamo significa anche accudire il luogo in cui viviamo.

IAM crede che il recupero inizi molto prima della raccolta.

Inizia nel momento in cui decidiamo di riparare invece di sostituire, riutilizzare invece di buttare, regalare invece di abbandonare.

E quando un oggetto non può più avere una seconda vita, allora è importante che diventi un rifiuto gestito correttamente, perché anche in quel momento i suoi materiali possono, quando possibile, essere recuperati e tornare a far parte di un nuovo ciclo.

E tu, cosa hai salvato dal cassonetto?

Ci piacerebbe raccogliere le vostre idee di riuso e riciclo creativo: quelle semplici, quelle belle, quelle che funzionano davvero e che magari possono diventare un’ispirazione per qualcun altro.

Condividi nei commenti la tua idea, il tuo piccolo progetto o la trasformazione di cui sei più soddisfatto. Se hai una foto, ancora meglio: perché vedere cosa può nascere da ciò che stavamo per buttare vale più di mille consigli.

Potremmo scoprire che, nelle nostre case, ci sono molte più idee di quelle che immaginiamo.

La prossima bella idea potrebbe essere proprio la tua.

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